08 Feb 2008

Spesso ci si avvicina al mondo delle due ruote da bambini, quando il sacro fuoco dell’equilibrio comincia a farsi sentire. Personalmente, avevo credo 4 o 5 anni e alla prima bicicross che mi venne regalata, non feci passare due giorni, che già mettevo strisce di cartone o legnetti dei ghiaccioli sul telaio posteriore, in corrispondenza dei raggi del cerchio, per far rumore, più o meno, in relazione all’aumentare della velocità. Il movimento delle gambe nelle pedalate, segnava l’intensità del rumore e, dato che le gambe sono due, come i cilindri dell’Harley-Davidson, il paragone viene facile.

Ricordo che era gialla, con la sella chopper e il manubrio che oggi si potrebbe definire apehanger basso (e già da questo, la si poteva dire lunga..). Il faro funzionava solo con la dinamo, il freno posteriore era praticamente inesistente, come quello anteriore, affidato a due blocchetti di gomma (dura come la plastica) che frizionando sul cerchio, facevano rallentare la corsa. In sella alla mia bicicross mi sentivo libero, mi sentivo appagato, e così per i tanti amichetti di quartiere. Quando ci si ritrovava, non si scendeva dalla bici, si rimaneva in sella a chiacchierare, a mostrarsi le figurine dei calciatori o a scambiarsi le biglie di plastica con le foto dei ciclisti o quelle delle moto da cross più quotate al tempo; Malanca, Beta, Bultaco, Ossa, Maico. Erano i nostri riferimenti. Monocilindriche, ma rumorose e scarne come piacciono a noi. Già però si potevano riconoscere le prime analogie con quella che nel tempo sarebbe diventata una passione. Parlando con delle persone, che vogliono avvicinarsi ed entrare a far parte di questo colorato mondo, prima di tutto gli si domanda “perchè”. “Perchè vuoi la moto?” La risposta più scontata, è “perchè mi piace”. Ma, a mio avviso, non basta, allora indago ulteriormente. “Si, ti piace, ok, ma cosa ti piace?”. Ecco, la domanda è quella giusta. Si capisce che è quella giusta, perchè lo sguardo di chi ti è di fronte, comincia a vagare, cerca le parole per definire le sensazioni, gli atteggiamenti mentali. Ma come si usa dire nel mondo Harley-Davidson, “se devo spiegartelo, non potresti capirlo“. Magari si arriva a trent’anni, senza potersi permettere l’acquisto di una moto come si desidera, allora ci si accontenta, in senso buono ovviamente, di una moto diversa, che permetta di esplorare l’ambiente circostante, le prime gite fuori porta, (i primi paesaggi visti dal vero e non attraverso il parabrezza di un’autovettura), con altri sintomi, ma pur sempre a bordo di un telaio e di due ruote.

Se il sacro fuoco continua a farsi sentire in un certo insistente modo, se una stradale, o una naked (piuttosto che una motard o un enduro) non riuscite a sentirle più “vostre” , come quanto possano andar d’accordo le melanzane sott’olio a colazione, allora giunge il momento di guardarvi in giro. E continuate a vedere “ste bande motorizzate , motociclisti con la barba lunga, il manubrio scomodo, le gambe avanzate” ,sentite un frizzico nella testa, iniziate a farvi delle domande. Vi domandate come mai “loro” non fanno della velocità assoluta un modo di vivere la strada. Vi domandate perchè se ne vanno via in gruppo (ma anche se ne incontrate alcuni che viaggiano in solitaria, fa sempre un bel vedere) mantenendo distanze programmate l’uno dall’altro. Vi chiedete cosa li accomuni in una situazione che assomiglia ad un “life style” guidando quei mezzi con la sella bassa e le vibrazioni diffuse… Ecco. Trovata la definizione corretta. Una molla scatta nella vostra testina, la nebbia si dirada all’improvviso e la risposta a tutte le vostre domande ed i vostri perchè è solamente una. Vibrazioni.

Solamente un motore bicilindrico vibra. Se poi è un bicilindrico Harley-Davidson pre 2000 allora vibra davvero. La fantasia vi porta a seguire metaforicamente l’andamento dei cilindri nella loro sede, poi si sposta sulle teste a “V”, si trasferisce al telaio e inonda tutta la moto.

Una moto, sempre per mia idea, ha 2 cilindri. Non 3 o 4 ( o peggio addirittura 6).

Ora, qualsiasi marca di custom voi acquistiate (ma l’Harley-Davidson è’ l’Harley-Davidson), l’importante è che abbia due cilindri. Per alcuni il numero perfetto è tre. Per un custom, vi garantisco, è due.

Un lampeggio e dita a V.

1 commento for "Bicilindrico, perchè?"

  1. 15 Feb
    andreahd

    bell’articolo
    sembra quasi la mia storia motociclistica e quella di molti altri come noi
    buon tutto


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