01 Feb 2008

Lei stava li. Da qualche mese ormai, non c’era alcuna fretta di cambiare. L’inverno era alle porte, il lavoro che stava per cambiare, qualche questione con l’ex club Hog da risolvere, quindi, bramosia di ritornarci in sella, non ce n’era. Lei sta li appunto. Dopo sei mesi ferma in garage, il meccanico-amico-preparatore è venuto a prenderla in furgone. Sei mesi di “fermo macchina” e dopo aver tirato l’aria e dato tre cicchettate all’acceleratore, (tanto per far entrare un po di benzina nel carburatore), il motore gira come solo un milletrequaranta sa fare. Quell’inconfondibile “pom titipom titipom tipom” riempie l’aria, musica per chi lo conosce e lo apprezza. L’olio motore comincia a reimpossessarsi degli organi in moto, il calore lentamente si distribuisce sul bicilindrico, le vibrazioni (famose Good Vibrations) dell’ultimo vero motore Harley-Davidson, attaccato intimamente al telaio (e non sospeso su silent block) si fanno vive sul manubrio, esclusivamente apehanger, che nelle sue estremità ha un’escursione visibilissima a occhio nudo. Il disco frizione visibile attraverso l’oblò trasparente a sinistra, inizia a intingersi nell’olio, girando regolarmente, sembra si fermi ogni tanto, ma è la sua caratteristica…

Come diceva Donatello, “eppur si muove”, e infatti….

Ormai da un paio di mesi in qua, lei è li, dal Bruce. Transitata mille volte dall’officina al parcheggio esterno, ora è in fase di lavorazione. Un ape ancora più alto ma piegato a “U” disassato così in avanti che le braccia sono tese verso il cielo, quasi a dire “ok, mi arrendo a tanta beltà“, una forte sverniciata su parafanghi e serbatoio, fino al ferro, coda softail tagliata e aggiunta di un piccolo tombstone come faro, una canalina di rame per fare passare i fili elettrici,un faro anteriore ultima serie, (tanto per mischiare un po di pezzi) la ruota da 21 davanti e un 150 dietro. E poi il nero. Il nero che solo una Night Train può sfoggiare. Non a caso si chiama Storica Nera. Tradisce, volutamente, le origini Venete, ma le motivazioni sono altre. Resterà impressa nei miei occhi l’immagine di oggi, alla verifica dell’avanzamento lavori. Sono arrivato a definirla una Cross Over, una linea retta che attraversa più stili. Un pò Chopper, un pò Frisco Style, un pò Rat Bike… sicuramente una moto Ignorante. Fantasticamente Ignorante. La moto che per prima ti viene in mente quando pensi all’America, memore di Easy Rider. Si quella lì, proprio quella. In fondo, cosa ci serve? Un telaio, un bicilindrico, un serba per la benzina, una sella abbastanza comoda da farci strada. Faro sempre acceso. E scarichi aperti. Per farsi sentire, e dar agli altri la possibilità di voltarsi e guardare la storia.

Dal vivo.


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